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Tito Lucrezio Caro
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(latino)

«O miseras hominum mentes, o pectora caeca.

Qualibus in tenebris vitae, quantisque periclis

degitur hoc aevi quodcumquest.»

(italiano)

«Oh misere menti degli uomini, oh animi ciechi.

In quale tenebrosa esistenza e fra quanti grandi pericoli

si trascorre questa breve vita.»

(Tito Lucrezio Caro, De rerum natura, II, 14-16, traduzione di Luca Canali)

Tito Lucrezio Caro (in latino Titus Lucretius Carus, pronuncia classica, o restituita: [ˈtɪ.tʊs lʊˈkreː.tɪ.ʊs ˈkaː.rʊs], pronuncia all'italiana, o ecclesiastica: /ˈtitus luˈkrɛtt͡sjus ˈkarus/; Pompei o Ercolano, 98/94 a.C.cite-ref-2[2]cite-ref-3[3] – Roma, 15 ottobre 50 a.C. o 55 a.C.cite-ref-4[4]cite-ref-autogenerato6-5-0[5]cite-ref-6[6]) è stato un poeta e filosofo romano, seguace dell'epicureismo.

Contents

Note

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Biografia

(latino)

«Titus Lucretius Carus nascitur, qui postea a poculo amatorio in furorem versus et per intervalla insaniae cum aliquot libros conscripsisset, quos postea Cicero emendavit, sua manu se interfecit anno XLIV.»

(italiano)

«Nasce il poeta Tito Lucrezio Caro, il quale, dopo essere impazzito per un filtro d'amore e aver scritto negli intervalli della follia alcuni libri [il

De rerum natura

?], che Cicerone pubblicò postumi, si suicidò all'età di quarantaquattro anni.»

(Sofronio Eusebio Girolamo, Chronicon, fatti dell'anno 94 a.C.)

Fonti antiche

La vita di Lucrezio è quasi del tutto ignota. Egli non compare mai sulla scena politica romana, né sembra esistere negli scritti dei contemporanei, in cui non viene mai citato, eccezion fatta per la lettera di mwkgCicerone mwkwad Quintum fratrem II 9, contenuta nella sezione mwlaAd familiares, in cui il celebre oratore accenna all'edizione, forse postuma, del poema di Lucrezio, che egli starebbe curando. Ma in scrittori romani successivi egli viene spesso citato: ne parlano mwlqSeneca,cite-ref-7[7] mwmgFrontone, mwmwMarco Aurelio, mwnaQuintiliano, mwnqOvidio, mwngVitruvio, mwnwPlinio il Vecchio, senza tuttavia fornire nuove informazioni sulla vita, ma confermando che egli ottenne una certa fama dopo la sua morte.cite-ref-autogenerato5-8-0[8]

Una fonte tarda che fornisce maggiori informazioni è mwpqGirolamo, che nel suo mwpgmwpwChronicon o mwqaTemporum liber, composto cinque secoli dopo la morte del poeta, si ispira ad alcuni dubbi passi di mwqqSvetoniocite-ref-9[9] e afferma che Lucrezio sarebbe nato circa nel mwrg94 a.C. e morto suicidacite-ref-10[10] nel mwsw50 a.C. Tale dato non concorda tuttavia con quanto affermato da mwtaElio Donato (mwtqIV secolo), maestro di Girolamo stesso, secondo il quale Lucrezio sarebbe morto quando Virgilio (nato nel mwtg70 a.C.) indossò a 17 anni la mwtwtoga virile, nell'anno in cui erano consoli per la seconda volta mwuaCrasso e mwuqPompeo; questo dato ha indotto a credere che Lucrezio sia nato nel mwug98 a.C. per poi morire nel mwuw55 a.C., all'età di quarantatré anni. Queste vengono comunemente considerate le uniche notizie biografiche tramandate direttamente dall'antichità.cite-ref-autogenerato5-8-1[8]

Ignoto risulta anche il luogo di nascita, che tuttavia taluni hanno creduto essere la mwwqCampania e più precisamente mwwgPompei o mwwwErcolano, per la presenza di un Giardino Epicureo in quest'ultima città. In particolare, dall'analisi di numerose epigrafi risalenti all'epoca dell'autore latino, risulta evidente un'ingente presenza del cognome mwxaCarus nell'antico territorio campano. Pertanto, secondo la critica recente, la suddetta indagine prova (nei limiti del probabile) le origini campane di Lucrezio. Neppure la sua militanza politica sembra essere ricostruibile: il desiderio di pace accennato prima non sembra affatto ricordare il drammatico rancore dell'aristocratico, per altro solitamente stoico, che vede sgretolarsi la mwxqRepubblica e la libertà, ma il desiderio dell'«amico» epicureo, che vede nella pace e nel benessere di tutti la possibilità di fare accoliti e viver serenamente.cite-ref-11[11] È tuttavia rilevante il fatto che la sua opera mwygDe rerum natura sia dedicata a Memmio, fine letterato e appassionato di cultura greca, ma anche e soprattutto membro di spicco degli mwywoptimates.

Tale era del resto il suo desiderio di pace da auspicare alla fine del proemio della sua opera una «placida pace» per i Romani.cite-ref-12[12] Questo anelito così forte alla pace è peraltro riscontrabile non solo in Lucrezio, ma anche in mwaqCatullo, mwagSallustio, mwawCicerone, mwbaCatone l'Uticense e perfino in mwbqCesare: esso rappresenta il desiderio di un'intera società dilaniata da un secolo di guerre civili e lotte intestine.cite-ref-13[13]

Possibili ricostruzioni della vita di Lucrezio

La scarsità delle fonti sulla sua vita ha portato molti a interrogarsi persino sulla stessa esistenza del poeta, a volte considerato solo uno pseudonimo sotto il quale si celava un anonimo poetacite-ref-16[16], per alcuni un amico epicureo di Cicerone, mwgqTito Pomponio Attico, che si suicidò in età matura perché malatocite-ref-coc-17-0[17], o persino lo stesso mwhgCicerone.cite-ref-coc-17-1[17]cite-ref-18[18]

Secondo lo storico mwkaLuciano Canfora, è possibile ricostruire una scarna biografia di Lucrezio:cite-ref-autogenerato6-5-1[5] nacque in mwlqCampania nel mwlg94 a.C. circacite-ref-19[19], a mwmwPompei (dove aveva mwnauna villa la famiglia nobiliare di un possibile parente, Marco Lucrezio Frontonecite-ref-20[20]) o nella vicina mwoqErcolano, appartenente quasi sicuramente all'antica mwogfamiglia nobile dei mwowLucretii (qualcuno ne fa invece un mwpaliberto della stessa famiglia). Studiò l'mwpqepicureismo proprio a Ercolano, dove si trovava un centro della «filosofia del giardino», diretta dal filosofo greco mwpgFilodemo di Gadara, allora ospite nella villa di mwpwLucio Calpurnio Pisone, il ricco suocero di mwqaCesare (la cosiddetta mwqqVilla dei papiri).

Secondo mwqwGirolamo, Lucrezio sarebbe stato indotto alla pazzia da un filtro d’amore e, dopo aver scritto le sue opere negli intervalli di lucidità che la pazzia gli regalava ogni tanto, morì suicida. Non esistono tuttavia notizie precedenti a Girolamo che riportino tale fatto su Lucrezio; è probabile invece che questa notizia sia nata nell’ambiente cristiano del mwraV secolo con lo scopo di screditare il poeta per via della sua forte polemica anti-religiosa collegata alle convinzioni dell’mwrqepicureismo di cui Lucrezio fu seguace.

Secondo alcuni studiosi Lucrezio avrebbe sofferto di sbalzi d'umore, oggi chiamati mwrwdisturbo bipolare o di mwsadepressione, ma non sarebbe stato pazzo. Non vi sono tuttavia prove concrete che egli soffrisse effettivamente di una qualche mwsqmalattia mentale. In disaccordo con le guerre civili, avrebbe lasciato Roma prima del mwsg54 a.C. e non sarebbe morto suicida in quell'anno, ma avrebbe viaggiato in mwswGrecia, ad mwtaAtene, nei luoghi del maestro mwtqEpicuro, e oltre, essendo forse il suo nome conosciuto da mwtgDiogene di Enoanda (che secondo l'autore non visse nel II secolo ma nel I secolo), quindi quasi in mwtwAsia minore, nelle cui famose incisioni sotto il portico della sua casa si ricorda un certo «Caro» (nome poco diffuso), romano, e sapiente epicureo.

Non si sa se il poema fosse diffuso nell'oriente, quindi è possibile che Lucrezio si fosse davvero recato in Grecia.cite-ref-21[21] Lucrezio, spinto da una delusione d'amore, si sarebbe allontanato lasciando incompiuto il suo poema, affidato forse a Cicerone stesso (che difatti non parla effettivamente di suicidio ma afferma: «Lucretii poemata, ut scribis, ita sunt: multis luminibus ingenii, multae tamen artis», «le poesie di Lucrezio, come tu mi scrivi, sono dotate di molti lumi di talento, e tuttavia di molta arte»cite-ref-22[22], ma, forse, senza impazzire e morire (che fosse suicidandosi o perché assassinato), esagerazione della fonte di Girolamo o di qualche altro avversario di Lucreziocite-ref-23[23], e sarebbe stato forse volutamente confuso dallo stesso Girolamo con mwxqLucullo, onde screditare l'epicureismo.cite-ref-24[24]cite-ref-25[25]

Il destinatario dell'opera, mwzwGaio Memmio, caduto in disgrazia ed espulso dal Senato per condotta immorale, andò ad Atene nel mw0a52 a.C., causando una nuova delusione a Lucrezio, che, tornato a Roma, sarebbe morto intorno o dopo il 50 a.C.cite-ref-26[26] La notizia di un filtro d'amore velenoso somministratogli da una donna di facili costumi, amante gelosa del poeta, è riportata anche da Svetonio nei confronti di mw1qCaligola e della moglie mw1gMilonia Cesonia; in questo caso è apparsa una semplice diceria, e, data l'ispirazione svetoniana (dal perduto mw1wDe poetis) del passo di Girolamo su Lucrezio, anche lì sembra essere una spiegazione semplicistica, dovuta alla poca conoscenza dei disturbi psichici che si aveva all'epoca (anche per Caligola si parlò, difatti, come per Lucrezio, di mw2aepilessia e malattie fisiche misteriose che l'avrebbero fatto impazzire improvvisamente, come, nel caso di studiosi moderni, l'mw2qavvelenamento da piombo, oltre che dei detti filtri).cite-ref-oliviero-27-0[27]

La questione del suicidio

Se Lucrezio soffrì di un disagio psichico, che lo avrebbe spinto a cercare sollievo nella filosofia, non fu a causa di un veleno, e se il suicidio ci fu (il che potrebbe spiegare l'abbandono improvviso del poema), la causa potrebbe essere stata di natura politica — come sarà più tardi il caso di mw4aCatone Uticense —, ovverosia la rovina del suo protettore Memmio e della sua cerchia culturale.cite-ref-oliviero-27-1[27]cite-ref-28[28]

Virgilio, che lo rispettava anche se era passato dall'epicureismo, abbracciato in gioventù, alle teorie mw6gpitagoriche, parla di lui nelle mw6wmw7aGeorgiche e nelle mw7qmw7gBucoliche, definendolo "felix" (ossia "prediletto dalla mw7wdea Fortuna")cite-ref-29[29] e non "folle". Secondo Guido Della Vallecite-ref-30[30], la V mw-qecloga, che parla della morte di un personaggio chiamato mw-gDafni (a volte identificato con Cesare, a volte con Flacco, il fratello di Virgilio), potrebbe riferirsi invece alla morte dello stesso Lucrezio, definita "immatura e innaturale", cioè avvenuta per cause traumatiche in giovane età.cite-ref-oliviero-27-2[27] Il movente politico e morale del gesto potrebbe essere la causa del silenzio attorno ad esso e del fiorire di aneddoti per giustificarlo, dato che non si poteva cancellare la grandezza poetica di Lucrezio, con una sorta di mw-wmwaqadamnatio memoriae di solito riservata ai nemici politici.

Essi erano spesso vittime delle mwaqiliste di proscrizione dei vincitori, come quella di mwaqmMarco Antonio che colpirà Cicerone, e molti si toglievano la vita, in quanto morte onorevole per i mwaqqcostumi romani; Virgilio e Orazio, estimatori di Lucrezio, facevano parte della corte di mwaquAugusto, e dovevano quindi allinearsi alla linea culturale dettata dall'imperatore, assertore dell'antica moralità e diffusore della leggenda di Cesare (per cui venivano cancellate le espressioni scomode di dissenso), e dal suo amico mwaqyMecenate, in cui l'epicureismo, se non sfumato come in Orazio appunto - così come ogni opera che non fosse celebrativa del mwaqcprinceps e della grandezza di Roma - non trovava spazio, per cui Lucrezio verrà ricordato solo come grande poeta, tralasciandone l'aspetto filosofico.cite-ref-oliviero-27-3[27]

Secondo Della Valle, quindi, Lucrezio si sarebbe tolto la vita come gesto di protesta contro la classe politica in ascesa, o perché condannato a morte da essa.cite-ref-oliviero-27-4[27]

La figura di Lucrezio

La scomodità di Lucrezio

Lucrezio, per il periodo in cui è vissuto, è stato un personaggio scomodo: gli ideali mwarqepicurei di cui era profondamente intriso corrodevano le basi del potere di una Roma alla vigilia della congiura di mwaruCatilina. In un'epoca di tensioni repubblicane, infatti, isolarsi dalla realtà politica nell'mwaryhortus epicureo significava sottrarsi ai mwarcnegotia politici e uscire di conseguenza anche dalla sfera d'influenza del potere.cite-ref-autogenerato8-31-0[31]

Le più forti correnti mwar0stoiche, ostili all'epicureismo, avevano permeato la classe dirigente romana in quanto più conformi alla tradizione guerriera dell'Urbe. L'epicureismo era invece presente anche attraverso il citato Filodemo e altri in Campania, dove mwar4Virgilio avrebbe approfondito la sua conoscenza dell'epicureismo. mwar8Orazio non lo nomina, ma è evidente che lo conosce, e ideologicamente gli è più vicino di altri.cite-ref-autogenerato8-31-1[31]

La presunta pazzia

La natura poetica del mwasymwascDe rerum natura fa sì che Lucrezio col suo pessimismo esistenziale avanzi profezie apocalittiche, visioni quasi allucinate, critiche e ambigue espressioni, che accompagnano il poema. Alcuni teologi cristiani come mwasgSan Girolamo ed altri, hanno dato di lui l'immagine di un ateo psicotico in preda alle forze del male. Appoggiandosi alla psicoanalisi qualcuno ha sostenuto che in certi bruschi cambiamenti di immagine e di pensiero ci fossero i sintomi di una mwaskpazzia delirante o di problemi di ordine psichico.cite-ref-32[32]

In realtà l'ipotizzata pazzia di Lucrezio appare oggi più plausibilmente un tentativo di mistificazione per screditare il poeta, così come la presunta morte per suicidio sarebbe stato l'esito di un modo di pensare perverso, che travia chi lo segue. L'ipotesi dell'mwas8epilessia poi, viene avanzata sulla base dell'arcaica credenza che il poeta fosse sempre un invasato; elemento quest'ultimo da collegare alla credenza che gli epilettici fossero sacri ad mwataApollo e da lui ispirati nelle loro creazioni.cite-ref-autogenerato3-33-0[33]

Comunque altri scrittori cristiani come mwatyArnobio e mwatcLattanzio affermarono che egli non fosse pazzo e che non si fosse ucciso. L'ipotesi della follia e del suicidio attestata dal mwatgChronicon di San Girolamo si fondava su illazioni di mwatkSvetonio, peraltro di difficile verifica. Potrebbe anche esserci stata una confusione dovuta all'abbreviazione Luc., impiegata indifferentemente nei codici latini per indicare i nomi di Lucillius, Lucullus e Lucretius.cite-ref-autogenerato3-33-1[33] mwat4Plutarco scrisse infatti di un certo mwat8Licinio Lucullo, politico, generale e cultore dei piaceri, che morì dopo essere impazzito a causa di un filtro d'amore. L'errore di interpretazione dell'abbreviazione Luc. potrebbe così aver permesso lo scambio dei due personaggi.cite-ref-autogenerato3-33-2[33]

Lucrezio e la società romana

A causa dell'impossibilità di ricostruire i momenti salienti della sua vita, dunque, il progetto letterario che egli volle esprimere è ricostruibile interamente solo dalla sua opera poetica, considerata tra le più vigorose d'ogni età. Bisogna ora individuare le motivazioni che spinsero Lucrezio a scrivere il mwauoDe rerum natura, che fondamentalmente sono due: la prima è una ragione etico-filosofica, in quanto il poeta, affascinato dalla filosofia epicurea, desiderava invitare il lettore alla pratica di tale filosofia, incitandolo a liberarsi dall'angoscia della morte e degli dèi. La seconda motivazione invece è di carattere storico. Lucrezio era conscio che la situazione politica a Roma peggiorasse di giorno in giorno: Roma era quadro ormai di continui scontri bellici e conseguenti dissidi; giustappunto egli, con un evidente positivismo, voleva incoraggiare il cittadino-lettore romano a non perdere la fiducia verso un successivo miglioramento della situazione.cite-ref-autogenerato7-34-0[34]

Lucrezio si proponeva di rivoluzionare il cammino di Roma, riportandolo all'mwavaepicureismo dopo che si era orientato in favore dello mwavestoicismo. La prima cosa da distruggere era la convinzione mwaviprovvidenzialistica stoica e più propriamente romanacite-ref-autogenerato7-34-1[34]: non c'era un dovere romano di civilizzare "l'orbe terrifero e de le acque", come farà dire mwavcVirgilio alla mwavgSibilla cumana in un colloquio con mwavkEneacite-ref-35[35]; non c'è una mwav4ragione seminale universale responsabile della vita nel cosmo, destinata a mwav8deflagrare per poi ricominciare un nuovo, identico, ciclo esistenziale, come voleva la fisica stoica, ma un mondo che non è unico nell'universo, peraltro infinito, essendo uno dei tanti possibili. Non c'è quindi nessun fine provvidenziale di Roma, essa è una Grande fra le Grandi, ed un giorno perirà nel suo tempo.cite-ref-autogenerato7-34-2[34] La mwawqreligione, considerata come mwawumwawyInstrumentum regni, deve essere non distrutta, ma integrata nel contesto del viver civile come utile ma mwawcfalsa. Egli afferma fin dal libro I del mwawgDe rerum naturacite-ref-36[36]:

«Tanto male poté suggerire la religione. Ma anche tu forse un giorno, vinto dai terribili detti dei vati, forse cercherai di staccarti da noi. Davvero, infatti, quante favole sanno inventare, tali da poter sconvolgere le norme della vita e turbare ogni tuo benessere con vani timori! Giustamente, poiché se gli uomini vedessero la sicura fine dei loro travagli, in qualche modo potrebbero contrastare le superstizioni e insieme le minacce dei vati... Queste tenebre, dunque, e questo terrore dell'animo occorre che non i raggi del sole né i dardi lucenti del giorno disperdano, bensì la realtà naturale e la scienza... E perciò, quando avremo veduto che nulla può nascere dal nulla, allora già più agevolmente di qui potremo scoprire l'oggetto delle nostre ricerche, da cosa abbia vita ogni essenza, e in qual modo ciascuna si compia senza opera alcuna di dèi.

»

Lucrezio colpiva direttamente la credenza negli dèi latini sostenendo che non c'è preghiera che schiuda le fauci di una tempesta, giacché essa è regolata da leggi fisiche e gli dèi, seppur esistenti e anche loro composti da atomi così sottili che ne assicurano l'immortalità, non si curano del mondo né lo reggono; ma la religione deve essere inglobata nella scoperta e nello studio della natura, che rasserena l'animo e fa comprendere la vera natura delle cose: infatti l'unico principio divino che regge il mondo è la mwaxkDivina Voluptas, mwaxoVenere: il piacere, la vita stessa intesa come animazione regge l'universo, ed è l'unica cosa in grado di fermare lo sfacelo che sta portando Roma alla fine: mwaxsMarte, ovvero la Guerra.cite-ref-autogenerato7-34-3[34] Proprio per questo, egli elogia mwayaAtene, creatrice di quegli intelletti più grandi che hanno illuminato la natura e quindi l'uomo stesso, ed in ultima istanza mwayeEpicuro, sole invitto della conoscenza rasserenatrice. Non solo, egli stesso si sente quasi un poeta rasserenatore delle tempeste umane e proprio per questo si sente profondamente affine ai poeti delle origini, il cui luogo principe è in mwayiEmpedocle (secondo infatti per elogi solo a Epicuro) ma con una sola grande differenza: egli non è portatore di una verità divina fra le umane genti, ma di una verità affatto umana, universale e per tutti (l'"ordine naturale"), che attecchirà ben presto per la salvezza di Roma.cite-ref-autogenerato7-34-4[34] Epicuro è comunque, per Lucrezio, il più grande uomo mai esistito, come risulta dai tre inni a lui dedicati (chiamati anche "trionfi" o "elogi"):

«E dunque trionfò la vivida forza del suo animo. E si spinse lontano, oltre le mura fiammeggianti del mondo. E percorse con il cuore e la mente l'immenso universo, da cui riporta a noi vittorioso quel che può nascere, quel che non può, e infine per quale ragione ogni cosa ha un potere definito e un termine profondamente connaturato. Perciò a sua volta abbattuta sotto i piedi la religione è calpestata, mentre la vittoria ci eguaglia al cielo.

»

Il De rerum natura

È un mwazcpoema didascalico in esametri, di genere scientifico-filosofico, suddiviso in sei libri (raccolti in diadi), comprendente un totale di 7415 versi, che illustrano fenomeni di dimensioni progressivamente più ampie: dagli atomi (I-II) si passa al mondo umano (III-IV) per arrivare ai fenomeni cosmici (V-VI).cite-ref-autogenerato4-39-0[39] Riproduce il modello prosastico e filosofico epicureo e la struttura del poema mwazwΠερὶ φύσεως (perì phýseōs) di mwaz0Empedocle (anche un'opera di mwaz4Epicuro aveva il medesimo titolo). Secondo i filologi vi sono corrispondenze e simmetrie interne che corrisponderebbero ad un gusto alessandrino. L'opera infatti è suddivisa in tre diadi, che hanno tutte un inizio solare ed una fine tragica. Ogni diade contiene un inno ad Epicuro, mentre il secondo e il terzo libro (in quest'ultimo è presente anche un'esposizione della sua estetica) si aprono entrambi con un inno alla scienza.cite-ref-autogenerato4-39-1[39]

Essendo un poema didascalico, ha come modello mwaaqEsiodo e quindi anche Empedocle, che aveva preso il modello esiodeo come massimo strumento per l'insegnamento della filosofia. Altri modelli potrebbero essere i poeti ellenistici mwaauArato e mwaayNicandro di Colofone, che usavano il poema didascalico come sfoggio di erudizione letteraria.cite-ref-intro-40-0[40]

Il destinatario e i destinatari

Il dedicatario dell'opera è la mwaa0Memmi mwaa4clara propago (I 42), ovvero il rampollo della famiglia dei Memmi, che solitamente si identifica con mwaa8Gaio Memmio.cite-ref-autogenerato1-41-0[41] Più in generale, si può dire che il destinatario che l'autore si prefigge di conquistare è il giovane aperto ad ogni esperienza, che un giorno prenderà il posto dei politici e attuerà quella rivoluzione propugnata con tanto fervore da Lucrezio.cite-ref-autogenerato1-41-1[41] Ma, almeno con Memmio, egli fallì: da adulto divenne un dissoluto, fraintendendo il significato di piacere catastematico epicureo, e fu allontanato dal Senato mwabgprobri causa, cioè per immoralità. Riparò quindi in Grecia, dove scrisse poesie licenziose e dove ce lo menziona anche Cicerone (nelle mwabkAd Familiares), intenzionato a distruggere la casa e il giardino in cui proprio Epicuro risiedette, per costruirsi un palazzo, suscitando lo sdegno degli epicurei che fecero istanza a Cicerone stesso di intervenire per impedirglielo, senza che però Cicerone ci riuscisse.cite-ref-autogenerato1-41-2[41]

Lo stile

In un simile progetto Lucrezio scelse di doversi rifare ad un modello di stile arcaico, che vedeva in mwacaLivio Andronico, ma soprattutto in mwaceEnnio e in mwaciPacuvio i modelli emuli, per motivi fra loro quanto meno vari: l'mwacmegestas linguae (povertà della lingua)cite-ref-autogenerato2-42-0[42], lo vede costretto a dover arrangiare le lacune terminologiche e tecnicistiche con l'arcaismo, ancora che proprio Lucrezio, insieme a mwacgCicerone, sia uno dei fondatori del lessico astratto e filosofico latino, e a colmare e ancor meglio comprendere mwackl'oscurità del filosofo con la mielosa luce della poesia.cite-ref-autogenerato2-42-1[42] Discendendo più in profondità nelle anguste gole del poema, si notano anche altri problemi cui dovette far fronte: primo fra tutti, come tradurre parole di pregnanza filosofica in latino, che ancora non aveva termini confacenti. Finché poté, egli evitò la semplice translitterazione (ad es. "atomus" per mwac4ἄτομος) e preferì invece usare altri termini presenti già nella sua lingua magari dandogli altra accezione oppure (come mostrato anche sopra) creando neologismi. Ed è proprio grazie all'arcaismo che Lucrezio riesce a rendere possibile tutto questo: infatti era proprio dello stile arcaico il neologismo "munificenza" ed anche un certo uso (convulso a detta di antichi e moderni) delle mwac8figure di suono quali allitterazioni, consonanze, assonanze e omoteleuti.cite-ref-autogenerato2-42-2[42] Molto importante è anche il fatto che Lucrezio non si limitò a trasmettere il messaggio di Epicuro con un arido scritto filosofico, ma lo fece attraverso un poema che, a differenza del rigoroso linguaggio razionale della filosofia, parla per squarci mwadqimaginifici.cite-ref-autogenerato2-42-3[42]cite-ref-43[43]

Filosofia di Lucrezio

Ontologia

Sul piano teorico l'opera di Lucrezio si caratterizza come una puntualizzazione di quella epicurea con alcune esplicazioni che nel suo referente greco non erano abbastanza chiare. Il concetto di mwaeiparenklisis che Lucrezio tradurrà con mwaemclinamen mancava di definizione chiara. Nella mwaeqLettera ad Erodoto Epicuro poneva infatti la mwaeuparenklisis al § 43cite-ref-44[44], ma poi al § 61 parlava piuttosto di una deviazione per urtocite-ref-45[45].

Il celebre passaggio del libro II del mwae8De rerum natura dice:

«Perciò è sempre più necessario che i corpi deviino un poco; ma non più del minimo, affinché non ci sembri di poter immaginare movimenti obliqui che la manifesta realtà smentisce. Infatti è evidente, a portata della nostra vista, che i corpi gravi in se stessi non possono spostarsi di sghembo quando precipitano dall’alto, come è facile constatare. Ma chi può scorgere che essi non compiono affatto alcuna deviazione dalla linea retta del loro percorso?

»

Lucrezio precisa poi ulteriormente le modalità del mwafcclinamen aggiungendo:

«Infine, se ogni moto è legato sempre ad altri e quello nuovo sorge dal moto precedente in ordine certo, se i germi primordiali con l’inclinarsi non determinano un qualche inizio di movimento che infranga le leggi del fato così che da tempo infinito causa non sussegua a causa, donde ha origine sulla terra per i viventi questo libero arbitrio, donde proviene, io dico, codesta volontà indipendente dai fati, in virtù della quale procediamo dove il piacere ci guida, e deviamo il nostro percorso non in un momento esatto, né in un punto preciso dello spazio, ma quando lo decide la mente? Infatti senza alcun dubbio a ciascuno un proprio volere suggerisce l’inizio di questi moti che da esso si irradiano nelle membra.

»

Per quanto riguarda la sfera del vivente Lucrezio la collega direttamente agli atomi nel loro processo creativocite-ref-48[48], scrivendo:

«Così è difficile rescindere da tutto il corpo le nature dell'animo e dell'anima, senza che tutto si dissolva. Con particelle elementari così intrecciate tra loro fin dall’origine, si producono insieme fornite d’una vita di eguale destino: ed è chiaro che ognuna di per sé, senza l’energia dell’altra, le facoltà del corpo e dell’anima separate, non potrebbero aver senso: ma con moti reciprocamente comuni spira dall’una e dall’altra quel senso acceso in noi attraverso gli organi.

»

Gnoseologia

Secondo Lucrezio, che riprende in maniera radicale la tesi già di Epicuro, la religione è la causa dei mali dell'uomo e della sua ignoranza. Egli ritiene che la religione offuschi la ragione impedendo all'uomo di realizzarsi degnamente e, soprattutto, di accedere alla felicità, da raggiungere attraverso la liberazione dalla paura della morte.cite-ref-fusaro-50-0[50] Il poema ha come temi principali l'epicureismo, il progresso, la lacerante antinomia fra mwahgratio e mwahkreligio. La mwahoratio è vista da Lucrezio come quella chiarità folgorante della verità «che squarcia le tenebre dell'oscurità», è il discorso razionale sulla natura del mondo e dell'uomo, quindi la dottrina epicurea, mentre la mwahsreligio è ottundimento gnoseologico e cieca ignoranza, che lo stesso Lucrezio denomina spesso con il termine "superstitio". Indica l'insieme di credenze e dunque di comportamenti umani "superstiziosi" nei confronti degli dèi e della loro potenza. Poiché la mwahwreligio non si basa sulla mwah0ratio essa è falsa e pericolosa.cite-ref-intro-40-1[40]cite-ref-fusaro-50-1[50]

Lucrezio afferma che sono evidenti le nefaste conseguenze della religione e adduce come esempio il caso di mwaicIfigenia, dicendo poi che il mito è una rappresentazione falsata della realtà, come nell'mwaigEvemerismo. La religione è perciò la causa principale dell'ignoranza e dell'infelicità degli uomini.cite-ref-fusaro-50-2[50]

Lucrezio riprende i temi principali della dottrina epicurea, che sono: l'aggregazione atomistica e la "parenklisis" (che egli ribattezza mwai4mwai8clinamen), la liberazione dalla paura della morte, la spiegazione dei fenomeni naturali in termini meramente fisici e biologici. Egli opera un completamento di essa in senso naturalistico ed esistenzialistico, introducendo un elemento di mwajapessimismo, assente in Epicuro, probabilmente da attribuirsi a una personalità malinconica.cite-ref-fusaro-50-3[50]

Da un punto di vista ontologico, secondo Lucrezio, tutte le specie viventi (animali e vegetali) sono state "partorite" dalla Terra grazie al calore e all'umidità originari. Ma egli avanza anche un nuovo mwajycriterio evoluzionistico: le specie così prodotte sono infatti mutate nel corso del tempo, perché quelle malformate si sono estinte, mentre quelle dotate degli organi necessari alla conservazione della vita sono riuscite a riprodursi.cite-ref-51[51] Tale concezione mwajsatea, materialista, antiprovvidenzialista e storica della natura sarà ereditata e rielaborata da molti pensatori materialisti dell'età moderna, in particolare gli mwajwilluministi mwaj0Diderot, mwaj4d'Holbach e mwaj8La Mettrie, anch'essi mwakaatei dichiarati e a loro volta divulgatori dell'mwakeateismo; Lucrezio sarà inoltre seguito da mwakiUgo Foscolo e mwakmGiacomo Leopardi.cite-ref-intro-40-2[40]cite-ref-52[52]

L'uomo e il progresso

Lucrezio nega ogni sorta di creazione, di provvidenza e di beatitudine originaria e afferma che l'uomo si è affrancato dalla condizione di bisogno tramite la produzione di tecniche, che sono trasposizioni della natura.cite-ref-fusaro-50-4[50]

Per Lucrezio, però, il progresso non è positivo mwalka priori, ma solo finché libera l'uomo dall'oppressione. Se è invece fonte di degradazione morale, lo condanna duramente.cite-ref-fusaro-50-5[50]

Anima e Animus

Lucrezio introduce nel III libro del mwamaDe rerum natura una chiarificazione che nel mondo latino era stata trascurata generando non poche confusioni, circa il concetto di mwameanimus in rapporto a quello di mwamianimacite-ref-53[53]. Egli scrive:

«Vi sono dunque calore e aria vitale nella sostanza stessa del corpo, che abbandona i nostri arti morenti. Perciò, trovata quale sia la natura dell'animo e dell'anima - quasi una parte dell'uomo -, rigetta il nome di armonia, recato ai musicisti già dall'alto Elicona, o che essi hanno forse tratto d'altrove e trasferito a una cosa che prima non aveva un suo nome. Tu ascolta le mie parole. Ora affermo che l'anima e l'animo sono tenuti Avvinti tra loro, e formano tra sé una stessa natura. Ma è il capo, per così dire, è il pensiero a dominare tutto il corpo: quello che noi denominiamo animo e mente e che ha stabile sede nella zona centrale del petto. Qui palpitano infatti l'angoscia e il timore, qui intorno le gioie provocano dolcezza; qui è dunque la mente, l’animo. La restante parte dell’anima, diffusa per tutto il corpo, obbedisce e si muove al volere e all’impulso della mente. Questa da sé sola prende conoscenza, e da sé gioisce, quando nessuna cosa stimola l’anima e il corpo.»

(cite-ref-54[54])

Lucrezio riprende il concetto ellenico di mwam4anima come "soffio vitale che vivifica ed anima il corpo, ciò che i greci chiamavano mwam8psyché. Questo soffio pervade tutto il corpo in ogni sua parte e lo abbandona solo “con l'ultimo respiro". L'"animus" invece è identificabile col "noùs" ellenico, traducibile in latino con mwanamens. Dunque mwaneanimus e mwanimens paiono essere o la stessa cosa o due elementi coniugati dell'unità mentale. L'indicazione della “zona centrale del petto” come sede fa pensare al concetto di “cuore”, ricorrente ancora oggi nel linguaggio comune per indicare la sensibilità umana, centro dell'emozione e del sentimento. Parrebbe allora che l'animus sia insieme e conoscenza e emozione, mentre l'anima è soffio vitale.cite-ref-fusaro-50-6[50]

L'angoscia esistenziale

Il mwankDe rerum natura è ricchissimo di elementi tipici dell'esistenzialismo moderno, riscontrabile specialmente in mwanoGiacomo Leopardi, che dell'opera di Lucrezio era un profondo conoscitore, anche se in realtà non è noto il lasso di tempo in cui Leopardi lesse Lucrezio.cite-ref-55[55] Questi elementi di angoscia hanno indotto alcuni studiosi a sottolineare il pessimismo di fondo che si opporrebbe alla volontà di rinnovare il mondo a partire dalla filosofia epicurea; in altre parole, in Lucrezio ci sarebbero due spinte contrapposte; l'una dominata dalla razionalità e fiduciosa nel riscatto dell'uomo, l'altra ossessionata dalla fragilità intrinseca degli esseri viventi e dal loro destino di dolore e morte. Altri studiosi, però ritengono che l'insistenza di Lucrezio sugli aspetti dolorosi della condizione umana non sia altro che una strategia di propaganda, per fare emergere più fortemente la funzione salvifica della mwan8ratio epicurea.cite-ref-56[56]

Edizioni

• mwaocDe rerum natura, (Brixiae), Thoma Fer(r)ando auctore, s.d. [ma 1473] (editio princeps)
• [mwaokDe rerum natura] mwaoolibri sex nuper emendati, Venetiis, apud mwaosAldum, 1500 (prima edizione aldina).
• mwao0In Carum Lucretium poetam commentarij a mwao4Joanne Baptista Pio editi, Bononiae, in ergasterio Hieronymi Baptistae de Benedictis, 1511 (prima edizione commentata).
• mwapaDe rerum natura libri sex a mwapeDionysio Lambino emendati atque restituti & commentariis illustrati, Parisiis, in Gulielmi Rovillij aedibus, 1563 (prima edizione lambiniana).
• mwapmDe rerum natura libri VI, Patavii, excudebat mwapqJosephus Cominus, 1721 (prima edizione cominiana).
• mwapyDe rerum natura libri sex, Revisione del testo, commento e studi introduttivi di Carlo Giussani, 4 voll., Torino, mwapcE. Loescher, 1896-98 (importante edizione critica, tuttora fondamentale).
• mwapkDe rerum natura, Edizione critica con introduzione e versione a cura di Enrico Flores, 3 voll., Napoli, Bibliopolis, 2002-09.

Traduzioni italiane

• mwap0Della natura delle cose libri sei tradotti da mwap4Alessandro Marchetti, Londra, per G. Pickard, 1717 (prima traduzione italiana).
• mwaqaLa natura, libri VI tradotti da mwaqeMario Rapisardi, Milano, G. Brigola, 1880.
• mwaqmDella natura, a cura di Armando Fellin, Torino, UTET, 1963.
• mwaquDella natura, Versione, introduzione e note di mwaqyEnzio Cetrangolo, Firenze, Sansoni, 1969.
• mwaqgLa natura delle cose, Introduzione di mwaqkGian Biagio Conte, Traduzione di mwaqoLuca Canali, Testo latino e commento a cura di mwaqsIvano Dionigi, Milano, Rizzoli, 1990.
• mwaq0La natura, Introduzione, testo criticamente riveduto, traduzione e commento di Francesco Giancotti, Milano, Garzanti, 1994.
• mwaq8mwaraLucrezio, Sotto la scure silenziosa: frammenti dal De rerum natura, traduzione di Milo De Angelis, SE, Milano, 2005 ISBN 88-7710-640-9.
• mwarmQuaderno di traduzioni. Lucrezio Shakespeare Goethe, a cura di Edoardo Sanguineti, Einaudi, Torino, 2006.
• mwarumwaryDe rerum natura di mwarcLucrezio, traduzione di Milo De Angelis, Mondadori, Milano, 2022.

Note

cite-note-11. S'intende, ciechi alla mwar4dottrina di Epicuro.
cite-note-22. Sul luogo di nascita: anche se c'è chi afferma fosse nato a Roma, si ritiene quasi all'unanimità che fosse originario della Campania: di Napoli, di Ercolano, o, secondo recenti studi epigrafici, di Pompei, dove il mwasinomen e il mwasmcognomen mwasqTito e mwasuLucrezio sono attestati, e la mwasygens Lucretia aveva delle ville cfr: mwascBiografia di Lucrezio; o perlomeno vi avesse abitato a lungo cfr. Enrico Borla, Ennio Foppiani, mwasgBricolage per un naufragio. Alla deriva nella notte del mondo, nota 25, pag. 304; cfr. anche la mwaskLucrezio Caro, Tito su Enciclopedia Treccani
cite-note-33. Sulla data di nascita: molti optano per il 98 a.C. o secondo altri 96 a.C.
cite-note-44. Secondo alcune fonti: mwatamwatemwatiLucretius testimonia vitae (mwatmmwatqPDF), su mwatuwww2.classics.unibo.it. mwatyURL consultato il 14 settembre 2022 mwatc(mwatgarchiviato il 9 dicembre 2018).
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cite-note-66. oppure 55 a.C., o secondo altri 53 a.C., cfr. Paolo Di Sacco, Mauro Serio, "Odi et amo - Storia e testi della letteratura latina" vol. 1 "L'età arcaica e la repubblica", Edizioni Scolastiche Bruno Mondadori, Sezione 2, Modulo 7, pag 264
cite-note-77. mwauuDe tranquillitate animi 2,14; mwauyEpistulae 58,12.
cite-note-autogenerato5-88. mwauwTestimonianze su Lucrezio
cite-note-99. mwavamwaveCanfora 1993,mwavi p. 16.
cite-note-1010. Girolamo è l'unico a riferire del suicidio di Lucrezio, che sarebbe stato l'effetto di una pazzia causata da un filtro d’amore (Girolamo, mwavyChron. a. Abr. 1923); mwavcLattanzio è l'altra fonte, anch'essa tardo-antica e cristiana, che fa riferimento alle follie di Lucrezio (mwavgDe opificio dei 6,1: «Non posso qui trattenermi dal dimostrare nuovamente la stupidità di Epicuro: da lui derivano infatti tutte le follie di Lucrezio»).
cite-note-1111. Lucrezio, mwavwDe rerum natura, I, 1-43.
cite-note-1212. Lucrezio, mwawaDe rerum natura, I, 40.
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cite-note-153. mwawsEnciclopedia dell'arte antica
cite-note-1616. Cfr. Gerlo 1956.
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cite-note-1919. Per Leonardo Galli, mwax0Un poeta nient’affatto maudit, mwax4L'indice dei libri del mese, n. 10/2024, p. 11 «mwax8Canfora ha buon gioco a ribadire, dopo gli studi di Rudolf Helm, che la data in questione è senza alcun dubbio il 94-93 a.C.».
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cite-note-4545. Ibid., p. 53.
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cite-note-477. Ibid., pp. 175-176
cite-note-4848. mwa-0La natura delle cose, cit. supra, p. 271.
cite-note-498. mwbaeDe rerum natura, III, 329-336
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cite-note-5151. mwbbsDe rerum natura, V, 784-859.
cite-note-5252. mwbb8Torquato Tasso segue Lucrezio stilisticamente, non ideologicamente: vedasi la famosa similitudine del proemio del libro IV (vv. 11-17) ripresa nel proemio della mwbcamwbceGerusalemme liberata (I, 21-24).
cite-note-5353. mwbcuLa natura delle cose, cit. supra, pp. 255-257.
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Bibliografia

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Scritti letterari

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• mwbhoE. Cetrangolo, mwbhsLucrezio. Tragedia, Roma, Edizioni della Cometa, 1982.
• Tiziano Colombi, mwbh0Il segreto di Cicerone, Palermo, Sellerio, 1993.
• mwbh8Piergiorgio Odifreddi, Come stanno le cose. Il mio Lucrezio, la mia Venere, Milano, Rizzoli, 2013, ISBN 978-88-17-06600-6.
• mwbieAlieto Pieri, Non parlerò degli dèi. Il romanzo di Lucrezio, Firenze, Le Lettere, 2003, ISBN 88-7166-703-4.
• mwbimMarcel Schwob, mwbiqLucrezio, in mwbiuVite immaginarie, a cura di mwbiyFleur Jaeggy, Milano, mwbicAdelphi, 1972.

Voci correlate
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Collegamenti esterni

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• citerefenciclopedia-italianaEttore Bignone, LUCREZIO, in Enciclopedia Italiana, Istituto dell'Enciclopedia Italiana, 1934.
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• mwbj0Analisi critica del pensiero di Lucrezio, su lucrezio.exactpages.com. URL consultato il 10 gennaio 2010 (archiviato dall'url originale il 26 settembre 2011).